Cultura aperta negli universi

Space is the place è un percorso di formazione artistica e scientifica under 18 curato da La Clique! – progetto educativo di baumhaus network – in collaborazione con Cooperativa Ossigeno, Checkpoint Charly, CHEAP e Paola Paganotto che si svolgerà tra lo spazio baumhaus 25/2, la scuola media Testoni Fioravanti (IC5) e il Parco del DLF da aprile a giugno.

Space is the place è un’esplorazione interdisciplinare che coinvolgerà le ragazze e i ragazzi partecipanti in un viaggio tra spazio cosmico e spazio urbano, per allargare l’orizzonte dell’immaginario sporgendosi un po’ sull’ignoto di prospettive extraterrestri e per creare racconti collettivi che facciano incontrare – negli spazi dell’ordinario e dello straordinario – arti urbane e astronomia.

Tre workshop di divulgazione scientifica progettati e condotti da Pierdomenico Memeo di Cooperativa Ossigeno su costellazioni, buchi neri e sonde spaziali saranno la rampa di lancio per tre percorsi di formazione artistica, in cui sconfinare tra street art, serigrafia e poster art.

Space is the place è, infine, un esperimento di redistribuzione di conoscenze complesse attraverso l’incontro tra competenze, linguaggi, strumenti, curiosità e spazi differenti!

[Nell’immagine di copertina “Earthrise”, la terra vista dall’Apollo 8.]

Prima fase: alla scoperta dello Spazio

a) Costellazioni dentro
Le costellazioni: cosa sono, come sono fatte, chi le ha inventate? Famiglie di stelle, vicine solo in apparenza, hanno acceso la fantasia di popoli e culture diverse attraverso i millenni, che hanno visto in loro animali, dei, ed eroi di miti e leggende. Ancora oggi, c’è chi cerca tra le loro effimere figure riflessi del passato e bagliori del futuro. Ma una nuova, migliore comprensione del cosmo ce le ha rivelate per quello che sono: giochi di luce, trucchi della prospettiva, immagini create dalla nostra immaginazione. Allora via libera alla nostra immaginazione, per creare nuove figure e nuove costellazioni: una nuova mitologia, per raccontare noi e gli altri. Perché il destino non è nelle stelle, ma in noi stessi.

b) Il tessuto dello spazio-tempo
La gravità: quella cosa che ci tiene incollati alla terra. Una forza, che tiene uniti i pianeti, tiene al loro posto le stelle, e regola i movimenti degli astri nell’universo. Ma non solo: la gravità modifica la forma stessa dell’universo, piegando e stirando il tessuto stesso dello spazio-tempo: gli oggetti accelerano o rallentano, le traiettorie si chiudono su se stesse o si aprono verso l’infinito, il tempo stesso inizia a scorrere più lentamente o più velocemente. Insieme costruiremo un modello gravitazionale, scoprendo che lo spazio non è un palcoscenico vuoto ma un personaggio vitale dell’azione che avviene nel cosmo. Fino ad arrivare al mistero finale, oltre l’orizzonte degli eventi, dove spazio, tempo, e pensiero collassano: la singolarità al centro di un buco nero.

c) L’occhio dallo spazio
Sorridi. Mentre lanciamo sonde spaziali nel freddo vuoto dello spazio, per essere i nostri occhi e le nostre orecchie ai profondi misteri del cosmo, alcune di queste hanno fatto molto di più: hanno voltato i loro obiettivi verso di noi, verso casa, scattando alcune delle fotografie più straordinarie che abbiamo mai avuto l’opportunità di vedere. Hanno nomi significativi: “The Blue Marble”, “Earthrise”, “Pale Blue Dot”, “Family Portrait”, “The Day the Earth Smiled”. Ognuna di esse cattura un momento, e ci racconta del nostro posto nell’universo: granelli di polvere sospesi in un raggio di luce. Insieme proveremo a ricostruire una nuova immagine simile a quella della campagna “Wave at Saturn”. L’occhio dallo spazio ci guarda: cosa vogliamo raccontare?

#spaceistheplace – cultura aperta negli universi